lunedì 28 novembre 2011

“Un popolo di pederasti”

   
 
I gay ? “Un popolo di pederasti”.
“Non si parla d’altro che di gay sdoganati e indemoniati. Non mi piace questa razza qui. Lasciamoli sfilare una volta l’anno tutti in coda, a Roma purtroppo. Preferisco la Minetti che è una bella ragazza.”
“A me piacciono le donne. Noi fascisti esaltiamo la mascolinità, la fierezza dell’uomo. All’epoca non c’era molta omosessualità”. Di un figlio gay, poi, neanche a parlarne: “Mi vergognerei terribilmente. Mi vanto che mio figlio ha fatto il servizio militare nei paracadutisti. Comunque cercherei di fargli capire che ci sono valori più importanti".
Così Giuseppe Ciarrapico, deputato del Pdl ha dichiarato alla Zanzara trasmissione di Radio 24, aggiungendo di preferire a loro Nicole Minetti.”.
Ciarrapico utilizza il termine ‘razza’ per definire gli omosessuali riportandoci indietro ad un tempo oscuro in cui omosessuali, ebrei, zingari e disabili venivano rinchiusi nei campi di concentramento nazisti
Ci sono studi, i quali confermano la teoria che l’omofobia non è altro che un gay represso e cioè un rigetto verso l’omosessualità, repressa ad arte da chi ha paura di ritrovarsi ad avere atteggiamenti o forme di pensiero che potrebbero far vacillare la propria sessualità, ed è per questo fanno di tutto per reprimerla ed ad allontanarne sia fisicamente che mentalmente.
Insomma, i principali oppositori dell’omosessualità non sarebbero altro che omosessuali mancati, che limitano le proprie tendenze per paura di guardarsi allo specchio.
Uno studio ha chiesto agli eterosessuali come si rapportassero in termini di disagio ed ansia con gli uomini gay. In base a questi punteggi, gli uomini sono stati divisi in omofobici e non-omofobici. Agli uomini sono stati mostrati video da tre-quattro minuti: uno di essi con sesso etero, un altro con sesso lesbico e un terzo con sesso gay. Mentre questo accadeva, un dispositivo era attaccato al pene dei partecipanti. Questo dispositivo misurava l’eccitazione sessuale degli uomini.
Il risultato? Agli uomini classificati come “omofobici” il pene si ingrossava anche alla vista del video di sesso omosex. A dimostrazione che tante chiacchere si infrangono davanti alla naturalità del comportamento umano.
Freud : dichiarò…
“Gli eterosessuali con le più spiccate caratteristiche anti-gay, a domanda, rispondevano di non essere eccitati da video sessuali maschili. Ma i loro peni raccontavano una diversa verità. Gli uomini omofobici erano i più eccitati sessualmente da atti omosessuali maschili”.
D’altronde, e PT lo ricorda, è stato per primo lo stesso Sigmund Freud a teorizzare che le nostre paure altro non sono che desideri nascosti e repressi per paura, appunto, di realizzarlo. Applicato alla psicologia sessuale, i dati mostrano un quadro abbastanza ben definito.
Il video che rende omaggio a coloro che hanno lottato per riaffermare la propria libertà di essere umano dando un insegnamento di dignità.
Che cos'è l'omofobia? In che modo si è espressa nella storia? Perché ancora oggi le religioni e alcuni gruppi sociali non accettano la "diversità" sessuale?
Un pregiudizio crudele di cui hanno fatto le spese, tra gli altri, il genio creativo di Oscar Wilde - condannato a due anni di lavori forzati dall'Inghilterra vittoriana per la sua relazione con il giovane Alfred Douglas - e quello matematico di Alan Turing - inventore del computer e decrittatore del Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a castrazione chimica nell'Inghilterra del dopoguerra e costretto al suicidio - oltre a migliaia di anonimi perseguitati, torturati, uccisi a causa del loro orientamento sessuale.
La conclusione di tutto ciò è che la diversità a volte fa paura, ci sono molti uomini che fanno della paura uno stile di vita e cercano di coltivarla con altri in ambienti dove questa pratica è più comune per esempio in alcuni partiti politici ,oppure, nella peggiore delle ipotesi, in ambienti religiosi.
Tratto da alcuni articoli con alcune mie considerazioni.




domenica 27 novembre 2011

Solo in una stanza





Habana 1999.

Ti guardi intorno
Le cose che ti circondano
Cose nuove
Cose vecchie
Cose che ti fanno pensare
Ti fanno pensare a quello che ti aspetta
Ti fanno pensare a quello che fu
Un libro
Un quadro
Una foto
Ho cercato di conservare alcune cose del passato
Ho voluto prendere cose nuove per il futuro
Stringo i pugni
Penso di avere paura di aprirle
Guardo dentro di me attraverso i miei occhi
Solo in una stanza
Coraggio la tua vita è nelle tue mani
Aprile
Guardo i pugni chiusi
Ne apro uno
Niente
Il Passato
Apro l'altro
Una chiave
Forse il mio futuro
Per ora non so quale porta aprirà
Ma sono sicuro che del mio futuro sarò io a deciderlo
Riuscirò ad aprire quella porta
Ne sono sicuro
Non dimenticherò il passato
Perché farà parte del mio futuro

Ti Amo




Habana 1999
Per quanto mi possa sforzare
Per quanto io possa cercare
Per quanto io possa essere
Non sarà mai possibile farti capire
Quanto io ti ami
Giorno dopo giorno
Ti amerò come un padre ama la propria figlia
Il tuo papà.

Dedicata a Giulia in un momento di nostalgia a Cuba.

lunedì 21 novembre 2011

Non lasciamo mai che il passato sia passato

                           
                              


Se un giorno mi svegliassi senza più ricordi, come se fossi nato in quel preciso momento e che il passato ti sia sconosciuto, come svanito nel nulla, mi guardo intorno nel tentativo di riconoscere qualcosa che mi desse qualche indizio per ricordare, mi metto difronte allo specchio per osservare il mio viso e scoprire come sono fatto, il colore dei capelli, degli occhi se sono neri o marroni se sono vecchio o giovane per poi, dopo, girarmi intorno per ritrovarmi, chissà,  magari in alcune foto poste sulla parete o su quei mobili sistemati intorno a me che potrebbero essermi familiari, i colori delle pareti, respirare i profumi che mi aiutano a ricordare momenti del mio passato, quei profumi che si trovano negli armadi, o nei cassetti, di quei fiori sul comò che potrebbero significare qualcosa.
 Dopodiché, avvicinarmi alla finestra, anche questo mi potrebbe aiutare, guardando fuori  attraverso il vetro appannato, passare la mano per liberarla da quella condensa che mi impedisce di vedere.
Quale sofferenza più grande un uomo potrebbe sopportare se non quella di perdere la propria identità. 
Per questo motivo ho terrore di perdere il mio passato, non solo con la mente, fossero solo delle semplici foto, video in bianco e nero, di quelle lacerate dal tempo, piegate con dei solchi che  tagliano in più parti l'immagine, ma che mantengono pure e intensi i ricordi, quelli della mia infanzia, della mia famiglia o dei miei vecchi amici, le lettere scritte ai miei genitori, alle mie figlie o con quelle poesie scritte  per dirgli quanto ami loro.
Quando vedo quelle scene drammatiche che a volte si susseguono nei telegiornali o come in alcune scene di quei film dove  disastri, distruzioni e incendi sgretolano intere case, il mio pensiero va proprio a quello che andrebbe perso in tutto questo...Come scrissi tempo fa : raccogli le cose belle del passato per portarle nel tuo futuro per essere sempre in buona compagnia.