giovedì 14 dicembre 2017

Se l'accogli, la tristezza ti rigenera.

La tristezza ci fa soffrire e dura a lungo? Succede perché, in genere, la accogliamo con un atteggiamento sbagliato. La viviamo con fastidio e speriamo che se ne vada in fretta. Ma qualsiasi emozione arriva per un motivo. Accettarla significa, in realtà, permetterle di svolgere più in fretta la sua funzione. Cercare di bloccarla, al contrario, equivale a prolungarla. La tristezza arriva per mettere tra parentesi chi siamo, per mandare in crisi la nostra immagine pubblica, per mettere in dubbio una mentalità superficiale, che il più delle volte va contro la nostra natura più profonda.
La tristezza vuole cioè rompere l'idea che abbiamo di noi stessi: un'idea sbagliata che impedisce ai nostri veri talenti di esprimersi. Portandoci via dai riflettori, constringendoci a momenti di "buio", intende spazzare via tutte le nostre certezze, creando uno spazio interno di vuoto. Solo in questo vuoto, infatti, la nostra vera originalità potrà rinascere.

Limitiamoci a percepire la tristezza
Possiamo affrontare la tristezza con un differente atteggiamento mentale. Proviamo, quando ci accorgiamo di essere tristi e insoddisfatti, a non giudicare questi stati. Limitiamoci a dire: «In questo momento sono triste, e non so se sia bene o male».
Nello stesso tempo indirizziamo la nostra attenzione, durante la giornata, a quanto accade di nuovo o di inatteso intorno a noi. Piccole cose, cambiamenti minuti, novità. La nostra interiorità adora la parola "inaspettato", è il suo più grande nutrimento.
Quando per troppo tempo seguiamo lo stesso cliché e assumiamo nei confronti della vita i medesimi atteggiamenti, l'interiorità si ribella portandoci la tristezza.
Scoprire, durante la giornata, se è accaduto qualcosa di inatteso ci aiuterà da un lato a liberare la psiche dalla tristezza e dai suoi dolori e, dall'altro, a farci rendere conto che ogni giorno ci riserva una sorpresa che ha bisogno di occhi attenti per essere vista.

martedì 21 novembre 2017

Chi è un Guerriero ?


A volte ascoltando la televisione in alcuni programmi d’intrattenimento politico parlare di alcuni personaggi del calibro di Berlusconi & Renzi ecc... che lo dipingono come un guerriero e lì rimango basito sconvolto incredulo da tale giudizio dato a un personaggio che io ritengo tutto il contrario di un guerriero.
Io non sono una persona colta ho poca conoscenza della storia ma certe affermazioni sono dei colpi allo stomaco che mi fanno star male riempiendomi a volte di una rabbia interiore che vorrebbe scaturire in violenza per fortuna mia che ciò non faccia parte del mio carattere, ma penso molto a coloro che in un impeto di rabbia andassero oltre.
Credo che ormai l’italiano medio sia ormai abituato a ragionare con la pancia e che ha rinunciato a usare il suo cervello.
La storia ci ha regalato personaggi come Ghandi, Mandela, Thomas Sankarà del Burkina Fasu ucciso dal suo amico più fedele mandato dalla CIA, Jose Mujica presidente dell’Uruguai e Aung San Su ky in Birmania ecc. eroi e guerrieri, aggiungo migliaia di persone che non hanno futuro e che lottano giorno dopo giorno per salvare vite umane rischiando la loro. Guerrieri sono uomini e donne che sopportano stoicamente sacrifici disumani per garantire un futuro ai propri figli.
Guerriero significa innanzi tutto equilibrio, equidistanza, capacita di analisi ma anche di generosità e altruismo.
Ragione e passione che si fondono e agiscono per aiutarci conoscere noi stessi e per metterci al servizio degli altri.Il guerriero riconosce i propri limiti e debolezze, la propria forza e anche la sua fragilità.
Ecco il Guerriero è colui che sa riconoscere queste tensioni dentro di se, consapevole di queste cose, con modestia e umiltà, lavora per migliorarsi costantemente, riconoscendo i propri errori e imparando da essi.
Il Guerriero a cui io mi riferisco si adopera sempre per la pace, mai per la guerra.
Quindi chiamiamo queste persone con il loro vero nome e non di certo guerrieri.
Io li chiamerei Buffoni e Cialtroni.

domenica 6 agosto 2017

Il Popolo è complce del proprio asservimento.



Il Popolo è complice del proprio asservimento :
Tratto dal Discorso sulla servitu volontaria di Étienne de La Boétie :
«Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell'uomo meno importante dell'immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superioritòche gli attribuite per distruggervi.
Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi?
Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi?
I piedi con i quali calpesta le vostre città da dove li ha presi se non da voi?
Come fa ad avere tanto potere, se non tramite voi stessi?
Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità?
Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell'assassino che vi uccide e traditori di voi stessi?».

Vaffanculo alla morte

Vaffanculo alla morte...
Quando arriverà il mio momento dirò vaffanculo alla morte perchè la morte non esiste, esiste solo
nella paura di perdere le persone care e di lasciare loro a piangere al mio funerale.
Non abbiate paura, quando sarà il momento saranno tutti li a palare di te con affetto ricordandosi di te e di quanto ti abbiano amato.
Ci sono due aspetti della vita che ci appartengono, e sono convinto che siano importanti, quelli che ci fanno capire il vero senso della vita, la solitudine e le persone che ci amano.
Le persone ci fanno sentire bene, ci fanno sentire protetti e ci fanno capire l'importanza della vita, però tutto questo lo diamo sempre per scontato, ma non è proprio così.La solitudine è più profonda, forse, no anzi, di sicuro più importante per il semplice motivo che in quei momenti di solitudine ti rendi conto dell'importanza delle persone care, che ti fanno pensare a momenti felici vissuti insieme ma sopratutto per le persone che non sono più con noi, che sono andati via lasciandoci soli a pensare, si pensare di quanto siano state fondamentali per la nostra vita che continueranno a far parte di te per sempre.
In questo momento sono solo ma felice perchè ci sono persone che non sono qui con me fisicamente ma sono nel ricordo del mio cuore.
Lo dedico a tutte le persone care, a quelle che ci sono ancora e per quelli che ci hanno lasciato, che hanno attraversato la mia vita lasciandomi un segno profondo.

sabato 7 gennaio 2017

Gli Amici di sempre


Gli Amici di sempre...

Sono partito dalla stazione di Taranto alle 10,25 con il treno che mi riporterà a casa.
Mentre andavo via, salutavo i miei cari amici d’infanzia, Dino e Francesco (detto Ciccillo) che mi hanno accompagnato, forse per l’ultima volta.
Ascoltando con il mio cellulare la musica di Donna Lewis dal titolo “Take Me Home”  mi cadeva una lacrima di felicità mescolata con un pizzico di tristezza.
Questa esperienza di ritrovarci dopo più di quaranta anni c’e servita più per colmare un vuoto nel nostro inconscio e non un semplice bisogno pratico.
Consapevolmente mi rendevo conto che tutto ciò non avrebbe fatto nulla per cambiare il mio e di certo nemmeno quello dei miei amici, tutti avremmo continuato la nostra vita come sempre.
Questo però per me non e cosi, mi crea un grosso problema perché non sono come loro, non so per fortuna oppure no, ho sempre voglia di scoprire di provare nuove esperienze.
Questo incontro con i vecchi amici d’infanzia è servito solo a soddisfare, semplicemente, a un’esigenza interiore e non a un bisogno concreto.
Infatti, dopo il commiato da parte di tutti con la ripromessa di ritrovarci nuovamente in un prossimo futuro che di sicuro non ci sarà più.
Mi dispiace per questo, mi sono reso conto che in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla o quasi per ritrovarci, non si possono cambiare le cose, la vita prosegue come sempre, e come un fiume che scorre, di certo, non può tornare indietro, hai solo un’opportunità nella vita di riprendere la riva, tornare indietro ripercorrendo il corso del fiume giungere al punto prestabilito, tuffandosi, sentirsi felice per un momento, dopodiché la corrente ti trascina inesorabilmente giù di nuovo riportandoti allo stesso punto di prima per riprendere il suo corso naturale.
I nostri ricordi ci accompagneranno più o meno forti o sbiaditi ma continueranno a vivere dentro di noi.
Tutto questo ci deve servire a riprendere il percorso stabilito dalla vita stessa, solo dando sempre di più, non essere sempre gli stessi anche cambiando radicalmente, se tutto rimane come sempre, probabilmente non hai vissuto la vita ma semplicemente sei sopravvissuto a essa.
Per quanto possibile voglio cambiare in ogni istante della mia vita, mettendo insieme esperienze più o meno importanti, questo non importa.
La bellezza della vita sta nel viverla, renderla banale o vuota non serve niente.
La curiosità ci spinge sempre di più avanti cercando sempre nuove risposte ai nostri dubbi o anche, se vogliamo, alle nostre paure.
Con la curiosità l’uomo migliora la propria esistenza e la via giusta e sempre quella di imparare dalla propria esperienza andare avanti nel migliore dei modi.